Quartetto Duetti
Giovanni Paisiello
Riduzione per canto e pianoforte
di Stefano Sanfilippo
PREFAZIONE
Volendo rendere immediatamente fruibili ai cantanti alcune pagine d’opera di Giovanni Paisiello, ed al
contempo approfondire la conoscenza dello stile compositivo dello stimato e prolifico compositore italiano
del ’700 (Roccaforzata, Taranto 9-V-1740 – Napoli 5-VI-1816) attraverso le stesse pagine musicali della
sua produzione, ho realizzato la riduzione per pianoforte e canto di quattro duetti, due dei quali tratti da
L’amore contrastato, una delle sue opere buffe più significative e due, rispettivamente, dai drammi per
musica Andromaca e Olimpiade.
Ho deciso di indirizzare la mia ricerca ai duetti di Paisiello per una predilezione personale verso que-
sto genere di musica d’insieme dopo aver visionato, grazie all’aiuto ed alla gentile disponibilità del Dott.
Carbone, responsabile della Biblioteca di Santa Cecilia, numerosissimi manoscritti mirabilmente con-
servati presso la biblioteca romana. Dovendo poi scegliere tra le numerose composizioni di questo tipo
dell’autore ho pensato di studiare, analizzare e trascrivere per pianoforte i quattro duetti presenti in questa
pubblicazione sia per la gradevolezza delle linee melodiche sia per l’istintivo interesse suscitatomi dalle
trame delle opere di appartenenza.
Per realizzare queste trascrizioni ho pertanto fatto digitalizzare circa duecento pagine di manoscritti,
frutto del lavoro di copisti dell’Ottocento, contenenti le partiture orchestrali dei brani in questione.
Tutte le dinamiche riportate sono presenti nei manoscritti, ho modificato invece la chiave di lettura della
voce acuta del canto che era sempre scritta, come voleva la consuetudine del tempo, in chiave di soprano
trasportando il canto scritto ed ho poi realizzato la parte pianistica cercando di non trascurare nessun linea
strumentale.
La vena musicale di Paisiello è spontanea, vivace, melodica. Gli abbellimenti sono meno ridondanti di
quelli dell’epoca, il basso più leggero, la tessitura più varia e l’orchestra più fantasiosa e brillante.
Al principio della sua carriera egli aveva coltivato principalmente, seppur non esclusivamente, l’ope-
ra buffa in parte per la sua facilità di scrivere musiche gaie vivaci ed effervescenti ed in parte perché si
trovava a vivere in luoghi in cui tale tipo di opera era richiesto. Nel 1785, poco dopo il suo ritorno dalla
Russia, Paisiello fu nominato dal re di Napoli musicista di corte e «compositore della musica de’ drammi».
Sebbene l’incarico comportasse l’obbligo di scrivere un’opera seria l’anno per il San Carlo, il musicista
non rinunciò a frequentare il genere buffo, sia pure con frequenza ridotta rispetto ai primi anni di carriera.
Nel 1788 colse anzi uno dei più grandi successi in campo comico con l’ Amor contrastato, lavoro destina-
to a girare per molti anni sulle scene italiane e straniere con un titolo alternativo: La molinara. Nella sua
circolazione subì spesso una riduzione a due soli atti dai tre originali, mediante la fusione tra secondo e
terzo.
I due duetti tratti da quest’opera hanno come protagonisti Rachelina, bella e maliziosa, padrona di muli-
no, lusingata dalle attenzioni di due uomini (il nobile Calloandro e il notaio Pistofolo), indecisa su quale
dei due scegliere come corteggiatore e il notaio Pistofalo (voce di basso “buffo”), definito già nell’elenco
dei personaggi «uomo ignorante nel suo mestiere», cacciatore di dote, emerito pasticcione e ampolloso
declamatore di insensatezze.
Nel primo duetto che ho trascritto, Per marito vussignoria, lo spunto iniziale è fornito dalla redazione di
un contratto di matrimonio, ma il notaio, sul luogo stesso dell’incarico professionale, incontra Rachelina,
se ne invaghisce e le si propone.
Nel secondo, intitolato Il mio garzon il piffero suonava, assistiamo invece ad un battibecco amoroso
divertente e comico a lieto fine introdotto da un interessante recitativo iniziale.
In questa opera Paisiello da corso a tutta la propria vena comica, fondata su una perfetta padronanza
dello stile buffo. Il gioco degli ammiccamenti e delle seduzioni è reso con eleganza e sensualità, anche
grazie alle puntuali sottolineature dell’orchestra, che spesso agisce come un vero e proprio personaggio
aggiunto. Il favore del pubblico fece della Molinara l’opera buffa di Paisiello più rappresentata.
Andromaca, protagonista dell’opera rappresentata per la prima volta nel 1797 al Teatro San Carlo di
Napoli, è personaggio mitologico, vittima di atroci sofferenze. Vedrà ucciso dal nemico il figlioletto, per
sterminare la stirpe di Priamo e sarà data in sposa a Pirro, figlio del vincitore Achille assassino del marito
Ettore. Nonostante tutto, morto Pirro, sposerà Eleno figlio di Priamo, e regnerà sull’Epiro. Benché la sorte
l’avesse indotta a vivere prima con Pirro e poi con Eleno, entrambi gelosissimi del loro predecessore, il
rimpianto amoroso di Ettore si mantiene in lei vivo ed appassionato per tutto il corso della sua vita.
Il duetto Non mi parlar d’amore tra Andromaca e Pirro presenta un recitativo iniziale e contiene un
contrastante tema d’amore perché contrari sono i sentimenti dei due protagonisti. «Non mi parlar d’amore,
tua prigioniera io sono, ma non ho servo il core ma lacci il cor non ha» recita Andromaca; «Serva ben mio
non sei se in questo cor tu regni, le offerte mie son pegni solo di fedeltà» risponde invece Pirro. Le continue
difficili omoritmie delle voci, attraverso il gioco ritmico delle parti semplici e melodiose vanno dritte al
cuore ed insieme imitano quella naturalezza ricercata che era allora tanto di moda.
Il testo dell’ Olimpiade, dramma per musica di Paisiello rappresentato a Napoli presso il teatro San
Carlo nel 1786 è di Metastasio. Il duetto trascritto è interpretato da due dei protagonisti dell’opera Aristea
e Megacle. Dopo un breve recitativo iniziale assistiamo allo svolgimento di un vero e proprio duetto
d’amore.
Aristea è amata da Megacle, nobile e valoroso giovane ateniese, più volte vincitore nei giochi olimpici.
Questi non potendola ottenere dal padre a cui è odioso il nome ateniese, va disperato a Creta. Qui assalito
e ridotto in fin di vita da masnadieri, è salvato da Licida creduto figlio del re dell’isola. Licida si reca ad
assistere ai giochi olimpici e trova che il re Clistene presidente dei giochi, propone la propria figlia Aristea
in premio al vincitore. Licida la vede e se ne innamora. Chiama dunque Megacle, nulla sapendo degli
antichi amori dello stesso con Aristea, per gareggiare sotto il falso nome di Licida.
Giunto ad Elide, sede dei giochi olimpici, Megacle si rende conto del tragico destino riservatogli incon-
trando Aristea, siamo al duetto in questione, prima dell’inizio dei giochi. Non potendole svelare il vero
motivo della sua presenza, la invita a ricordarsi di lui Nei giorni “suoi” felici.
L’onore di Megacle non permette all’eroe di rinunciare alla parola data all’amico, suo salvatore. Il
duetto è struggente così come tutta l’opera il cui finale però, ad un passo dalla tragedia (Megacle tenta il
suicidio, Licida che ha tentato di uccidere il re Clistene, suo vero padre, è condannato a morte), ci sor-
prende a lieto fine.
I finali d’azione ed i recitativi accompagnati dall’orchestra, principali modifiche apportate da Paisiello
all’opera seria, della quale certamente intravedeva per l’avvenire prospettive più interessanti che non per
quella buffa, sono presenti nei duetti qui trascritti. La ricchezza della vena melodica resta comunque la
dote principale di Giovanni Paisiello. Per lui il contrappunto, l’armonia e l’orchestrazione sono mezzi
destinati ad intensificare la suggestione della melodia eseguita dalla voce umana. Lo stile armonico più
profondo che s’imponeva in Francia ed in Austria forse non aveva per lui abbastanza interesse.
Stefano Sanfilippo
Bibliografia
Dizionario della Musica e dei Musicisti, a cura di Alberto Basso, Torino, 1988; Dizionario dell’opera, a
cura di Piero Gelli, Milano 1996; Maximus – Musica, a cura di Alberto Basso, Novara, 1995, 1996.















